Alessandro Ghisalberti, filosofo. Il mondo alla rovescia nella festa dei folli.
Il mondo alla rovescia nella festa dei folli
Caro diario, il professor Ghisalberti è una garanzia per la profondità degli argomenti e per la leggerezza con cui trattarli. Nel nostro caso, ha portato dei testi da leggere che erano tratti da una trasmissione del Canton Ticino molto esilaranti. Veniamo alla storia.
Correva l’anno del Signore 1347, e come ogni inverno, la città si preparava alla più strana delle celebrazioni: la Festa dei Folli. Per tre giorni, dal 26 al 28 dicembre, le regole si capovolgevano, il sacro si mescolava al profano, e il mondo sembrava girare al contrario.
Le campane delle chiese suonavano non per chiamare alla preghiera, ma per annunciare il caos. I chierici indossavano abiti sgargianti, le mitre venivano sostituite da cappelli a sonagli, e persino il pulpito diventava teatro di burle e parodie. Il più giovane tra i canonici veniva eletto “Vescovo dei Folli” e, con voce solenne e sguardo beffardo, benediceva la folla con formule inventate, invocando mal di denti e tigna come fossero doni celesti.
Per le strade, maschere grottesche e carri allegorici sfilavano tra risate e schiamazzi. I servi diventavano padroni, i mendicanti giudici, e i bambini punivano gli adulti con scherzi e bastonate leggere. Il vino scorreva come fiume, e le taverne si riempivano di canti stonati e danze scomposte.
Ma sotto quella follia apparente, si celava un messaggio profondo: per pochi giorni, il mondo si concedeva il lusso di ridere di sé stesso. Era un rito di ribellione e di purificazione, un modo per esorcizzare le paure e le ingiustizie, per ricordare che anche il potere, la religione e la legge non sono immuni al ridicolo.
Poi, come ogni anno, il silenzio tornava. Le maschere venivano riposte, il Vescovo dei Folli tornava canonico, e la città riprendeva il suo ritmo austero. Ma nei cuori di chi aveva partecipato, restava il ricordo di quei giorni in cui la follia era diventata ordine, e il mondo, per un attimo, si era lasciato andare. Nel 1450 la chiesa di Parigi proibì la festa dei folli.


